L’edilizia scolastica italiana è composta da quasi 60 mila edifici preposti per l’uso e, la maggioranza di questi, sono stati costruiti dopo il 1960. Il 40% del totale, poi, sono quelli innalzati dopo il 1975 che, vedremo, rappresenterà un anno significativo per questo tipo di costruzioni.
Partiamo da questo per capire come in un Paese “anziano” come il nostro, e non solo per una questione anagrafica ma anche per quanto riguarda la realizzazione di fabbricati, l’edilizia scolastica sia un tema importante su cui focalizzare l’attenzione.
Dei quasi 21 mila edifici scolastici costruiti in Italia dal 1975 in poi, 17.154 sono stati “confezionati” appositamente per l’insegnamento. Questo perché è proprio del 1975 l’uscita di quella che potremmo considerare la bibbia sull’argomento: stiamo parlando del decreto ministeriale del 18 dicembre 1975 denominato “Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica”.
Questo documento esplicita norme che possono sembrare ovvie ma da tenere in considerazione come il fatto che la scuola materna debba essere strettamente collegata alla morfologia residenziale affinché anche gli alunni più piccoli ed appiedati non abbiano difficoltà a raggiungerla.
Le parti tecniche, poi, puntualizzano anche che la scuola dev’essere situata in località aperta, possibilmente alberata e ricca di verde, che consenta il massimo soleggiamento o che sia, comunque, una delle migliori in rapporto al luogo, lontana da depositi e da scoli di materie di rifiuto, da acque stagnanti, da strade di grande traffico, da strade ferrate e da aeroporti con intenso traffico, da industrie rumorose e dalle quali provengono esalazioni moleste e nocive, da cimiteri e da tutte quelle attrezzature urbane che possono comunque arrecare danno o disagio alle attività della scuola stessa.
A seguito della costruzione e l’adattamento di 6.500 diversi edifici scolastici, viene anche regolamentato che la realizzazione, la fornitura e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici spetti ai Comuni, per quanto riguarda la sede di scuole materne, elementari e medie e alle Province, per istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.
È degli ultimi anni, poi, la redazione del Piano per l’edilizia scolastica PNRR (i cui fondi saranno ripartiti fra tutte le Regioni) e lo conseguente stanziamento di oltre 2 miliardi di euro per interventi di messa in sicurezza, riqualificazione, adeguamento sismico, antincendio ed eliminazione barriere architettoniche nelle scuole italiane.
Nello specifico, il Piano prevede l’autorizzazione di 330 interventi relativi a 710 milioni di euro di fondi PNRR; il resto verrà ripartito in 171 interventi alle palestre scolastiche, l’autorizzazione di 266 interventi su mense e palestre ed il restante assegnato dalle Regioni in base alle richieste. Inoltre, grazie alle risorse stanziate, sono stati approvati 767 interventi di messa in sicurezza di altrettanti edifici scolastici.

Assieme al Piano sono stati presentati i dati dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica (SNAES) relativi alla situazione degli edifici scolastici in Italia. Ne emerge che su 40.221 edifici solo 15.026 (37,4%) sono in possesso del certificato di agibilità, mentre 21.644 (53,8%) sono gli edifici che hanno il certificato di collaudo statico e 13.436 (33,4%) quelli in possesso del certificato di prevenzione incendi. Gli edifici attivi progettati o successivamente adeguati con la normativa tecnica antisismica si fermano a 4.894 (12,2%), 15.790 (39,3%) quelli che non lo sono, mentre per 18.726 (46,6%) i dati non sono disponibili.
Le linee guida ministeriali non dimenticano, poi, di delineare quelle che devono essere le scuole del futuro, fatte di spazi d’apprendimento collettivo, laboratoriale ed anche di spazi individuali e di informalità o relax. Per quanto riguarda la localizzazione, le scuole devono essere individuate in “zone salubri, poco rumorose, lontane da strade importanti, in situazioni orografiche favorevoli, possibilmente pianeggianti per consentire l’organizzazione di attrezzature di gioco e sportive e, se le condizioni sono difficili, le aree dovranno essere adeguatamente ingrandite”. Inoltre, in particolari condizioni, il plesso scolastico può essere costituito da edifici situati in aree tra loro vicine, a condizione che siano a una distanza ragionevole, come un tempo di percorrenza di massimo 4-5 minuti o poste a metri 250-300 e collegate da un percorso sicuro.
L’aspetto negativo, però, è che il sistema dei fondi per l’edilizia scolastica è così complesso ed articolato da risultare inaccessibile.
La causa della complessità è da ricercare nella numerosità della tipologia di interventi (ben 15) che, come afferma il report, potrebbero essere accorpati; inoltre risulterebbe difficile seguire l’iter complessivo e comprendere a che fase dell’intervento ci si trovi o se tale intervento debba essere ancora realizzato.
L’analisi mostra velocemente le discrepanze tra normative e realtà anche in virtù delle notizie che popolano quotidianamente i nostri giornali: si cerca sostenibilità e adeguamento al territorio, ai cambiamenti climatici e alle difficoltà fisiche dei frequentatori del plesso scolastico ma ci si scontra con fondi di fatto insufficienti, appaltatori fantasma che tendono al risparmio ed interventi che non risolvono le problematiche.
Per migliorare una situazione compromessa come quella del mondo della scuola serve un processo scontato ma talvolta fondamentale: snellire le procedure per gli interventi, garantendo un iter di approvazione più snello e più veloce nell’attuazione, senza comprometterne la trasparenza, legalità e la qualità di realizzazione.
Silvia Dassie




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