In merito al caso di Chiara Ferragni, riportiamo una riflessione di Fabio Novelli che si occupa da anni di comunicazione di crisi. Un intervento equilibrato, tecnico ma allo stesso tempo forte e carico di umanità, da leggere fino in fondo.
“Le regole base di una dichiarazione per spiegare una situazione negativa di crisi sono molto semplici quanto chiare, Signora influencer Chiara: scuse efficaci se dovute, rammarico sincero, autenticità, attenzione alle persone, trasparenza con estrema chiarezza…
Scusarsi giustificando il proprio gesto come “errore di comunicazione” è una specie di presa in giro per chi ascolta.
Ma lo è soprattutto per l’Ente ospedaliero e i suoi piccoli assistiti che sembrano essere stati “sfruttati” sapientemente come beneficiari di una donazione preventiva di 55.000 euro, contro 1 milione di euro destinati alla testimonial… e quanti dall’azienda?
Chiedere scusa, precisando contemporaneamente che opporrà ricorso al provvedimento dell’Autorità, in modo così immediato e deciso, sembra delineare una scarsa convinzione di rammarico.
Veniamo all’aspetto più delicato. La Signora influencer ha un suo stile di comunicazione, si rivolge essenzialmente ai suoi 30 milioni di followers.
Dunque racconta un copione, come sa fare bene per mestiere, ma è un video artefatto con commozione molto recitata per convincere. Sembra sul punto di piangere, ma non succede…
Pensa questa volta che mostrarsi struccata e dimessa sia un messaggio di sublime umiltà, sofferto pentimento, sufficiente a suscitare compassione e comprensione, al pari di chi viene ripreso in tv dopo aver subito una tragedia familiare o una disastrosa calamità naturale e non bada certo a come si presenta…
Per toccare la sensibilità della gente, oltre a quella dei suoi fedelissimi adoratori, basta semplicemente essere sé stessi, con quell’autenticità che si percepisce immediatamente, o che non penetra per nulla!
Io purtroppo non l’ho percepita.
La sparata mediatica subito aggregata alle scuse “offro un milione di euro”… della Signora, che stimo per le sue capacità imprenditoriali, di abile comunicatrice di tendenze, sembra poi voler dare un senso alle cose sistemando tutto principalmente in termini economici, prima che soffermarsi su risvolti umani.
Al posto dei suoi consulenti, infatti le avrei suggerito di recarsi innanzitutto personalmente all’Ospedale Regina Margherita per cercare di spiegare direttamente e motivare questo pasticcio di speculazione commerciale travestito da iniziativa benefica.
Lo avrebbe potuto fare con pensieri e parole di scuse semplici, guardando negli occhi dirigenti ospedalieri, medici, operatori sanitari che rappresentano una punta di diamante nella specializzazione materno infantile. Illustrando proprio prima a loro la sua intenzione di riparazione economica.
Oggi il centro medico in cui lavorano è al centro dell’attenzione nazionale non per gli straordinari meriti professionali, ma perché hanno ricevuto preventivamente circa il semplice 2,7 % del ricavato economico in surplus potenzialmente generato da un’operazione -non medica- ma speculativa pandorizia, allestita nel segno del Natale dal connubio azienda/influencer.
E stasera i TG stanno raccontando l’ipotesi del possibile caso simile della promozione benefica non veritiera delle uova di Pasqua. Attendiamo ovviamente news…
A questo punto io sto dalla parte del Codacons … e voi?
Il pericolo “sociale” è che la gente non si fidi più, anche nei confronti delle tante cause serie, e che passi la voglia di fare beneficenza tramite social, web, donazioni tv.
Auspichiamo che si continui ad aiutare, con gesti sentiti, diretti e magari senza enfatizzarli…
Vogliamoci bene, almeno per Natale, con autenticità e spontaneità”.




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