Produrre più cibo utilizzando meno acqua, riducendo il consumo di suolo e abbattendo le emissioni è diventata una nuova priorità industriale. Dai mercati delle biotecnologie agricole, destinati a raddoppiare nei prossimi anni, alla crescita dell’agricoltura in ambiente controllato, grandi fondi e investitori istituzionali puntano sulle tecnologie capaci di rendere il sistema alimentare più resiliente, efficiente e indipendente dalle condizioni climatiche.
La crescita della popolazione mondiale, il moltiplicarsi degli eventi climatici estremi e l’instabilità geopolitica stanno trasformando il modo in cui il cibo viene prodotto.
L’agricoltura tradizionale deve affrontare problemi sempre più complessi: scarsità di acqua, riduzione dei terreni fertili, volatilità dei prezzi delle materie prime e necessità di garantire la sicurezza alimentare a una popolazione in aumento.
In questo scenario, la sostenibilità non rappresenta più soltanto un obiettivo ambientale.
È diventata anche un’opportunità economica e una nuova classe di investimento capace di attirare l’interesse dei grandi operatori finanziari.
A guidare questa trasformazione sono soprattutto le biotecnologie agricole e l’agricoltura in ambiente controllato, due mercati che stanno registrando una crescita significativa e che potrebbero modificare profondamente il futuro della produzione alimentare.
Una rivoluzione da centinaia di miliardi
I numeri mostrano la dimensione economica del fenomeno.
Il mercato globale delle biotecnologie agricole, stimato tra i 42 e i 50 miliardi di dollari nel 2024, potrebbe raddoppiare entro i primi anni del prossimo decennio, con tassi di crescita annuali compresi tra l’8% e il 12%.
Ancora più rilevanti sono le prospettive dell’agricoltura in ambiente controllato.
Il settore ha già superato un valore di 100 miliardi di dollari e, secondo le proiezioni riportate, potrebbe oltrepassare i 400 miliardi entro il 2035.
Gli investitori puntano sulla resilienza alimentare
A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il dibattito internazionale sul cambiamento climatico sta progressivamente spostando l’attenzione dalla mitigazione degli effetti alla capacità concreta di adattarsi alle nuove condizioni ambientali.
Secondo Guillaume Baxter, partner di Sofinnova Partners, il settore ha ormai raggiunto una maggiore maturità.
Gli investimenti non sono più sostenuti esclusivamente da obiettivi ambientali, ma da considerazioni economiche legate alla resilienza dei sistemi produttivi e alla sicurezza alimentare.
Dalle colture resistenti alla fermentazione di precisione
Sono tre le principali direttrici verso cui si stanno orientando gli investimenti.
La prima riguarda lo sviluppo di soluzioni capaci di aumentare la resistenza delle colture alla siccità e allo stress idrico.
Tra queste figurano le molecole vegetali sviluppate da Elicit Plant, pensate per proteggere le coltivazioni senza richiedere modifiche ai macchinari o alle pratiche utilizzate dagli agricoltori.
La seconda riguarda la fermentazione di precisione, tecnologia che permette di produrre in laboratorio proteine identiche a quelle di origine animale.
La startup Verley, ad esempio, riesce a replicare le proteine del latte vaccino riducendo del 72% le emissioni di gas serra, dell’81% il consumo di acqua e del 99% l’utilizzo di suolo.
Il terzo ambito riguarda la chimica verde, che utilizza biomasse vegetali per produrre biosolventi e ingredienti industriali riducendo la dipendenza dalle fonti fossili.
L’Europa tra ricerca e sfida industriale
L’Europa mantiene una posizione di primo piano nella ricerca scientifica legata alle biotecnologie, sostenuta anche da iniziative politiche come il Biotech Act.
Trasformare questa leadership scientifica in una vera capacità industriale resta però una sfida.
Tra i principali ostacoli figurano la difficoltà di reperire capitali a lungo termine per finanziare i primi impianti produttivi, la necessità di sviluppare infrastrutture capaci di accompagnare la crescita delle aziende e la creazione di accordi di acquisto pluriennali con i clienti finali.
Quando i campi diventano stabilimenti tecnologici
Accanto alle biotecnologie, un’altra trasformazione sta cambiando il modo di produrre alimenti: il vertical farming.
L’agricoltura si sposta all’interno di strutture tecnologiche dove luce, acqua, temperatura e anidride carbonica vengono controllate attraverso sistemi automatizzati.
Per i grandi investitori, queste strutture rappresentano sempre più delle vere infrastrutture strategiche capaci di garantire una produzione stabile e meno dipendente dalle condizioni climatiche.
Il modello Planet Farms
Un esempio di questo interesse è rappresentato dall’investimento di Swiss Life Asset Managers in Planet Farms, una delle principali realtà europee dell’agricoltura verticale indoor.
All’interno delle vertical farm, l’efficienza produttiva può essere da otto a dieci volte superiore per metro quadrato rispetto ai campi aperti, a cui si aggiunge la possibilità di coltivare su più livelli.
La produzione avviene senza pesticidi, mentre la durata dei prodotti freschi sugli scaffali può raggiungere i 15 giorni, rispetto ai quattro o cinque giorni della produzione tradizionale.
Un nuovo mercato per la finanza globale
La possibilità di controllare il processo produttivo, ridurre l’esposizione ai rischi climatici e costruire accordi pluriennali con la grande distribuzione rende il vertical farming sempre più interessante per i grandi fondi.
I prodotti provenienti da questa nuova agricoltura sono già presenti sui mercati di Italia, Svizzera e Regno Unito e si preparano ad arrivare anche in Spagna.
Biotecnologie, fermentazione di precisione e agricoltura verticale mostrano così come la trasformazione del sistema alimentare stia diventando non soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma anche uno dei nuovi terreni di investimento dell’economia globale.
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