Dalla raccomandazione dell’amica alle community online: Bsit porta a Milano un modello basato sulle esperienze condivise tra genitori
Un tempo bastava una telefonata a un’amica, a una vicina di casa o a un’altra mamma. Oggi, a Milano, il passaparola per trovare una babysitter può iniziare da una community digitale.
È il modello proposto da Bsit, piattaforma che mette in relazione famiglie e babysitter e consente ai genitori di raccomandare una persona alla propria comunità, lasciando una valutazione e raccontando la propria esperienza.
Non si tratta soltanto di una valutazione generica. Le recensioni possono concentrarsi su aspetti molto concreti del rapporto con la babysitter: puntualità, senso di responsabilità, gentilezza, educazione e capacità di interagire con il bambino.
Il principio è quello del passaparola tradizionale, trasferito però in un ambiente digitale: l’esperienza di una famiglia può diventare un’informazione utile per un altro genitore, anche quando le due persone non si conoscono direttamente.
La piattaforma è nata a Bruxelles dieci anni fa dall’idea di due giovani mamme ed è successivamente arrivata in Belgio, Francia e Lussemburgo. A Milano è approdata questa estate e conta già 2.500 babysitter, con una presenza particolarmente significativa nel Municipio 3, dove si concentra il 16,7% delle babysitter attive sulla piattaforma.
La tecnologia non si limita alle recensioni. I genitori possono consultare i profili e cercare una babysitter in base a zona, disponibilità, lingue e competenze. L’algoritmo mette quindi in relazione le informazioni disponibili con le esigenze indicate dalla famiglia.

Il tema della fiducia assume particolare rilievo in una città caratterizzata da elevata mobilità. Secondo i dati riportati nel comunicato e riferiti al Comune di Milano, nel 2025 le famiglie residenti erano 780.935; un quinto dei residenti aveva cittadinanza non italiana e ogni anno circa 50.000 nuovi cittadini stranieri si trasferivano in città.
Per le famiglie appena arrivate, e quindi prive di una rete consolidata di conoscenze sul territorio, una community digitale può rappresentare un ulteriore canale per trovare una persona disponibile nella propria zona.
«Il bisogno delle famiglie non è cambiato: quando si tratta dei propri figli, tutti cercano qualcuno di cui potersi fidare», spiega Maxime Cogels, CEO di Bsit. Secondo Cogels, è invece cambiato il modo in cui questa fiducia può nascere: alle relazioni personali si affiancano oggi le esperienze condivise online.
Il servizio è gratuito per le babysitter, mentre per i genitori sono previste diverse modalità di utilizzo, comprese formule in abbonamento e il pagamento legato alla singola prenotazione.




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