Dalle tele di Botticelli e Raffaello alla passerella milanese: così Pat McGrath e Cyndia Harvey hanno reinterpretato i maestri del Bel Paese tra blush stacking, trecce scultoree e citazioni retrofuturistiche.
L’arte millenaria dell’alto artigianato italiano incontra l’innovazione contemporanea in un debutto che ridefinisce i confini del beauty. L’atto primo di Vogue World Milano 2026, uno show di 35 minuti interamente dedicato all’«Intelligenza Artigianale», ha trasformato la passerella in una galleria d’arte vivente. I look presentati sembrano appena usciti da una cornice degli Uffizi, eppure non sono mai stati così attuali. A guidare questa rivoluzione estetica sono le sapienti pennellate della leggendaria Head Make-up Artist Pat McGrath e le acconciature scultoree firmate da Cyndia Harvey, capaci di tradurre lo stile di artigiani, inventori e geni del Rinascimento in dettagli trucco e capelli d’avanguardia.
Il trucco dei “moti dell’animo”: dal Rosso Tiziano all’Aura Blush
A dominare il make-up è una spiccata teatralità romantica che si focalizza sulle gote. Il team di Pat McGrath ha rievocato il celebre “Rosso Tiziano” – pigmento naturale storicamente derivato dal vermiglione – per dare vita a quello che Leonardo da Vinci definiva la rappresentazione dei “moti dell’animo”: timidezza, pudore, vitalità e amore.
Sul volto delle modelle la citazione storica si evolve nella tecnica del blush stacking: una sovrapposizione di fard dal rosso più acceso che sfuma verso l’alto, schiarendosi fino a fondersi con l’illuminante. Ma è all’altezza dello zigomo che la tendenza prende il sopravvento, trasformandosi in una vera e propria aura blush: una nuvola di pigmento rosa che avvolge le tempie e l’osso palpebrale. Per accendere lo sguardo, una stesura di ombretto bianco sulla palpebra mobile si combina con un illuminante perlato nell’angolo interno dell’occhio e sulla rima inferiore, spalancando gli occhi in un effetto “ali d’angelo”.
Geometrie e intrecci: i capelli tra Manierismo e Dark-Chic
Se il trucco illumina, i capelli scolpiscono. L’hairstylist Cyndia Harvey, supportata dai prodotti Davines, ha celebrato la storica liberazione delle lunghezze femminili dal velo medievale, eleggendo a muse ideali icone come la Dama con l’Ermellino, Ginevra de’ Benci e la Nascita di Venere di Botticelli. Il risultato è un’armoniosa tensione tra ciocche ricce ed effetti gellati ad arte.
Tra i look più iconici spicca una combinazione geometrica in cui la parte frontale della chioma è completamente azzerata nei volumi grazie al gel e raccolta sulla nuca. Ai lati del viso, morbidi ricci naturali sono modellati a campana per creare un insolito caschetto, raccordato alla coda posteriore da una ciocca che avvolge sinuosamente il collo.
L’anima più contemporanea e dark della sfilata si è espressa invece nella treccia horseshoe (a ferro di cavallo): una struttura lunga e rigida che parte dalla nuca e scende sulle spalle come una freccia. La treccia è interamente avvolta da fili neri a contrasto, una sorta di calza a rete che dona alle lunghezze un effetto goffrato di grande precisione artigianale. Sul davanti, l’attaccatura dei capelli arretrata dialoga con baby hair e ciocche laterali pettinate “a sipario”, incorniciando la fronte e lasciando lo sguardo totalmente aperto.
L’omaggio a Veruschka e al Futurismo
La sfilata si è chiusa con un ponte temporale perfetto tra passato e futuro, riproducendo il celebre scatto della supermodella Veruschka von Lehndorff, fotografata da Franco Rubartelli per Vogue nel maggio 1968. In questa reinterpretazione, il retrofuturismo degli anni Sessanta – fatto di strutture scultoree trasparenti e intrecci avveniristici attorno al collo – si fonde con la tridimensionalità tipica dei ritratti rinascimentali. Un manifesto visivo che dimostra come la bellezza italiana sappia guardare al futuro senza mai dimenticare le proprie radici.




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