Il dossier CNA fotografa l’invecchiamento degli imprenditori italiani. A Milano il problema riguarda soprattutto piccole imprese, artigianato, manifattura, commercio e servizi
MILANO – Sono circa 8.000 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni nella città metropolitana di Milano. Un dato che colloca il territorio milanese al terzo posto in Italia per numero assoluto di imprenditori ultrasettantenni, dietro Napoli e Roma. È quanto emerge dal dossier CNA “Imprese senza ricambio”, realizzato sulla base degli ultimi dati disponibili di Unioncamere, aggiornati al 2025.
Il dato milanese si inserisce in una tendenza nazionale sempre più evidente. A giugno 2025 erano 314.824 i titolari di imprese individuali italiani con almeno 70 anni, pari al 10,7% del totale. Dieci anni prima erano 290.328, ovvero l’8,9%. Gli imprenditori più anziani sono quindi aumentati di quasi 25mila unità, nonostante nello stesso periodo sia diminuito il numero complessivo dei titolari di imprese individuali.
Il problema, però, non riguarda soltanto l’età crescente degli imprenditori. A rendere più complesso il passaggio generazionale è soprattutto la contemporanea riduzione della platea dei giovani potenzialmente disponibili a raccogliere il testimone.
Tra il 2015 e il 2026 la popolazione italiana tra i 20 e i 39 anni è diminuita di circa 1,4 milioni di persone, quasi il 10%. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, le imprese giovanili sono diminuite di oltre 153mila unità, pari al 24%.
Una dinamica che interessa in modo particolare alcuni dei settori tradizionali dell’economia. L’agricoltura registra oltre 160mila titolari con almeno 70 anni, pari al 28,3% del totale. Nel commercio sono quasi 59mila, nelle costruzioni oltre 19mila e nel manifatturiero più di 18mila.
Anche considerando il peso percentuale degli ultrasettantenni sul totale dei titolari, emergono dati significativi: nel manifatturiero la quota raggiunge il 9,6%, nel trasporto e magazzinaggio l’8,4%, nel commercio il 7,8% e nell’alloggio e ristorazione il 6,6%.
Per CNA Milano il rischio non è soltanto quello della chiusura di singole attività. «Dietro questi numeri ci sono migliaia di imprese, spesso piccole realtà radicate nei quartieri e nei territori, che custodiscono competenze, professionalità e relazioni costruite in molti anni di lavoro», sottolinea il presidente di CNA Milano, Matteo Reale. Senza un passaggio generazionale programmato, avverte, si rischia di perdere un patrimonio economico e professionale fondamentale per Milano e la sua area metropolitana.
Il fenomeno è reso ancora più delicato dalla contrazione dell’imprenditoria giovanile. Tra il 2014 e il 2024 le imprese guidate da giovani sono diminuite soprattutto nelle costruzioni, con quasi 40mila attività in meno (-38,7%), nel commercio, che registra una riduzione superiore a 66mila imprese (-36,2%), e nell’industria, con oltre 14mila imprese giovanili in meno (-35,9%). Nel turismo il calo supera le 11mila unità, pari al 18,3%.
La combinazione tra l’aumento degli imprenditori prossimi all’uscita e la diminuzione dei giovani disponibili a subentrare rappresenta quindi il vero nodo della questione, soprattutto in comparti come manifattura, costruzioni e commercio.



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