La seconda metà del 2026 sarà decisiva per consolidare una crescita ancora moderata. Bene occupazione e investimenti, ma pesano le incertezze geopolitiche
L’economia lombarda si prepara a chiudere il 2026 con segnali di miglioramento, ma senza ancora riuscire a imprimere una vera accelerazione. Le previsioni elaborate dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia indicano per l’anno una crescita del PIL regionale dello 0,7%, accompagnata da un aumento dei consumi della stessa entità e da una dinamica più vivace degli investimenti, previsti in crescita del 2,7%.
È un quadro di crescita moderata, lontano dai ritmi registrati nella fase immediatamente successiva alla pandemia. Dopo il +4,3% del PIL lombardo del 2022, la regione ha infatti imboccato un percorso di espansione più contenuto. Nel periodo 2021-2026 la crescita cumulata del PIL è stimata al 7,3%, leggermente inferiore al +7,9% previsto per l’Italia.
Il dato più interessante arriva però dagli investimenti. Dopo la contrazione del 4,4% registrata nel 2024, le proiezioni indicano per il 2026 una ripresa del 2,7%, superiore anche al +2,5% previsto a livello nazionale. Nel quinquennio 2021-2026 la crescita cumulata degli investimenti lombardi dovrebbe raggiungere il 21,7%.
Secondo Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia, si tratta di segnali che consentono un «moderato ottimismo»: PIL in lieve tenuta, occupazione ai massimi e una nuova propensione agli investimenti rappresentano, secondo l’associazione, elementi di una possibile riapertura verso un percorso di crescita. Ma il quadro resta fragile e necessita di stabilità internazionale.
Anche i consumi confermano una situazione di sostanziale tenuta. Per il 2026 è prevista una crescita dello 0,7%, contro lo 0,8% stimato per l’Italia. Dal 2021 al 2026 l’aumento cumulato dei consumi delle famiglie lombarde dovrebbe arrivare al 10,1%.
Il problema è che la crescita non si traduce ancora in un rafforzamento uniforme del tessuto produttivo. Tra giugno 2021 e giugno 2026 le imprese attive in Lombardia sono diminuite di 4.606 unità, pari a una contrazione dello 0,6%. Una flessione comunque più contenuta rispetto al -3,1% nazionale.
L’artigianato offre tuttavia un segnale incoraggiante nel breve periodo: a giugno 2026 le imprese artigiane attive sono 226.450 e, soprattutto, tra il secondo e il primo trimestre dell’anno il saldo è tornato positivo, con 836 imprese in più.
Il vero banco di prova sarà quindi la seconda parte dell’anno. La Lombardia dispone di alcuni fondamentali positivi, ma deve trasformarli in una crescita più solida e diffusa. Per CNA Lombardia, tra le condizioni necessarie c’è anche il ritorno a un contesto internazionale più stabile, capace di ridurre l’incertezza e favorire gli investimenti.



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