Una patologia, poco conosciuta, ma che aumenta nella popolazione soprattutto con la crescita della vita media e che, se non diagnosticata precocemente e correttamente curata, può evolvere fino all’amputazione di dita o arti.
Le quattro Giornate Europee su Arteriopatia e Malattie Vascolari (15 – 19 marzo 2017 www.vas-int.net/128-pad-vascular-eu-days1.html) sono state l’occasione per fare il punto sulla Arteriopatia Obliterante Periferica (AOP) e presentare un percorso in quattro fasi per la diagnosi e la cura dell’arteriopatia obliterante periferica e per la riduzione del numero di amputazioni evitabili.
L’AOP è infatti un’importante causa di disabilità che colpisce dal 5 all’8% della popolazione in Italia, superando il 20% nei soggetti sopra i 70 anni e con incidenza ancora superiore quando associata a diabete, obesità, ipercolesterolemia e fumo.
AOP, malattia spesso asintomatica e sotto diagnosticata
L’arteriopatia obliterante periferica è una malattia spesso sotto diagnosticata: molti pazienti sono asintomatici e non vi è sempre la consapevolezza che il dolore alle gambe sotto sforzo possa essere patologico; ad aggravare la situazione molti pazienti con la AOP sono asintomatici a causa di altre patologie che possono costringerli all’immobilità a letto o alla riduzione dell’attività di deambulazione, indipendente dal sintomo di dolore, per la presenza di una neuropatia periferica dovuta al diabete.
Primi sintomi sono i crampi, i piedi freddi, la difficoltà di deambulazione fino ad arrivare alla comparsa di lesioni ulcerative, necrosi, cancrene e nei casi più gravi l’amputazione
Amputazioni ridotte del 70% con la corretta terapia
“Quando un paziente arriva con un’ischemia critica – commenta il Prof. Andrea Stella, UUOO Chirurgia Vascolare e Chirurgia toracica AOU Sant’Orsola Malpighi, Bologna -Presidente SICVE – il rischio di amputazione è del 50% (quindi un paziente su due); instaurando una corretta terapia questa percentuale si potrebbe ridurre drasticamente fino ad arrivare al 15%. Evitare l’amputazione è l’obiettivo cui dobbiamo tendere anche perché solo il 20-30% dei pazienti con arto artificiale riesce a deambulare in maniera sufficiente”
FeeTest -autovalutazione delle arterie del piede: il primo passo
“L’Arteriopatia Periferica è una patologia sottovalutata, non conosciuta e affrontata in Italia e dai diversi SSN europei solo nella fase più avanzata, quando il rischio di serie complicanze è molto alto e le possibilità di terapia molto ridotte – commenta la Prof.ssa Mariella Catalano, Università degli Studi di Milano, UO Angiologia Osp. L. Sacco di Milano, Presidente VAS (www.vas-int.net) e Amavas (la Onlus che in Italia diffonde conoscenza e prevenzione delle Malattie Vascolari www.amavas.it). Una diagnosi precoce permetterebbe di ridurre i seri rischi di questa patologia e di eliminare le Amputazioni Vascolari d’Arto, che è stato lanciato come obiettivo delle “Giornate Europee contro l’Arteriopatia e le Malattie Vascolari”. Per facilitare la diagnosi, il primo semplice passo può essere il FeeTest proposto a livello europeo, coinvolgendo la popolazione nel sospetto diagnostico. Si tratta di un semplice test che permette di arrivare ad un autosospetto diagnostico di arteriopatia: un questionario e l’autopalpazione delle arterie del piede (che può essere facilmente spiegata, anche on-line http://www.amavas.it/area-popolazione-e-pazienti/feetest-scopri-se-hai-un-arteriopatia-periferica). Se il risultato lascia dubbi o sembra indicativo di Arteriopatia, ci si rivolge a Medico di Medicina Generale per una conferma e, in caso positivo per l’indicazione, all’esecuzione di un ABI. La diagnosi precoce (cioè in fasi non avanzate) permette la salvaguardia della vita, dell’integrità e della qualità della vita dei pazienti, oltre che un rilevante risparmio per il SSN e la società”
Il test ABI (indice caviglia-braccio) dal medico: per la valutazione della funzionalità delle arterie
Dal Medico di Medicina Generale è possibile effettuare anche il semplicissimo test ABI (INDICE CAVIGLIA -BRACCIO), un test che dovrebbe essere effettuato in fase precoce della malattia ed è indicatore di aterosclerosi negli arti inferiori. Il test può inoltre servire come marcatore prognostico per eventi cardiovascolari e deterioramento funzionale, anche in assenza di sintomi dell’arteriopatia periferica.
“L’indice ABI è semplice e affidabile e bisognerebbe effettuarlo di routine nei pazienti che hanno più di 50 anni e sono affetti da diabete, sono fumatori, ipertesi, dislipidemici, o presentano familiarità per malattie cardiovascolari – commenta il Prof. Antonino Mazzone, Direttore Area Medica, Struttura complessa Medicina Interna, ASST Ovest Milanese (MI) e Responsabile FADOI rapporti con le istituzioni – Negli adulti, oltre a chi ha questi fattori di rischio, andrebbe eseguito in coloro che hanno una patologia aterotrombotica di qualsiasi distretto, anche come emerge dai dati che presenterò nei pazienti che hanno un’insufficienza renale. Infatti, lo studio “questione di ABI-tudine”, condotto da FADOI Sicilia in pazienti che affluiscono ad ambulatori e reparti di Medicina Interna, ha mostrato che circa il 35 % presenta un ABI<0.9 diagnostico per arteriopatia periferica. Pertanto appare necessaria una iniziativa di questo genere per far emergere una patologia sottodiagnosticata al solo scopo di prevenire le amputazioni”
La prevenzione
Un aspetto fondamentale è intervenire sui fattori di rischio legati allo stile di vita, sottolinea la Prof.ssa Adriana Visonà, UOC Angiologia, Marca Trevigiana (TV), Presidente SIAPAV.
“La prima cosa da fare è correggere gli eventuali fattori di rischio (dislipidemia, ipertensione, diabete) con farmaci che, associati alla terapia antiaggregante, costituiscono la miglior terapia Medica. In parallelo debbono essere attuati cambiamenti cosiddetti terapeutici degli stili di vita non corretti, quindi smettere di fumare, mangiare in modo equilibrato riducendo l’assunzione di grassi, di colesterolo e di zuccheri, cercando di raggiungere un peso corporeo ragionevole. E’ inoltre fondamentale effettuare un’adeguata attività fisica, se possibile partecipando ad un programma riabilitativo controllato, dal momento che è stato ben documentato come l’esercizio fisico apporti un notevole contributo nella cura della AOP essendo in grado di aumentare di molto le capacità di camminare nella maggior parte delle persone”.
Non sempre questi interventi sono da soli sufficienti nel miglioramento della patologia; esistono infatti farmaci con l’indicazione al trattamento della patologia nei suoi diversi stadi: dal cilostazolo all’iloprost, farmaci che trovano il loro razionale d’utilizzo in numerose pubblicazioni scientifiche.
Le tappe del progetto Italfarmaco di supporto al percorso di diagnosi e cura dell’AOP
Di fondamentale importanza l’informazione sulla patologia, in quest’ottica si inserisce un percorso Italfarmaco di supporto alla diagnosi e cura della AOP che si compone di 4 fasi. Dopo la prima tappa rappresentata dall’evento odierno, la seconda porterà ad intervistare la classe medica specialistica attraverso la creazione di una survey ‘ad hoc’, grazie ad una vera e propria Task Force di ISF dedicati all’informazione medico-scientifica sulla patologia vascolare; terzo step l’obiettivo di creare awareness presso i medici di medicina generale (che dovrebbero rappresentare il primo filtro medico nel percorso diagnostico) attraverso la creazioni di flyers informativi sulla patologia e sul semplice e pragmatico test ABI; ultima tappa sviluppare una “APP” che possa permettere il contatto diretto tra clinici, pazienti e caregivers per l’intera durata del percorso diagnostico e terapeutico