Dieci anni di attività, oltre 150 professionisti coinvolti e una convinzione sempre più diffusa: le competenze manageriali possono diventare uno strumento di crescita per il Terzo settore. ManagerNoProfit celebra il proprio anniversario raccontando un modello che mette esperienza, organizzazione e visione strategica al servizio delle realtà sociali.
Negli ultimi anni il Terzo settore ha assunto un ruolo sempre più centrale nella vita economica e sociale del Paese.
Associazioni, cooperative e organizzazioni di volontariato sono chiamate ogni giorno a gestire attività complesse, coordinare persone, raccogliere fondi e garantire sostenibilità ai propri progetti.
Una sfida che richiede non soltanto passione e spirito di servizio, ma anche competenze organizzative e capacità gestionali.
È proprio da questa consapevolezza che dieci anni fa è nata ManagerNoProfit, l’associazione che ha recentemente celebrato il proprio anniversario con un convegno ospitato dall’Università Cattolica di Milano.
Dieci anni al servizio del sociale
Fondata con l’obiettivo di trasferire al mondo del volontariato le competenze maturate nelle imprese, ManagerNoProfit è cresciuta fino a riunire oltre 150 manager volontari distribuiti in otto sezioni territoriali, da Torino a Venezia fino a Trento.
Una comunità composta sia da professionisti in pensione che desiderano mettere a disposizione la propria esperienza, sia da manager ancora attivi che scelgono di dedicare parte del proprio tempo a progetti sociali.
Il valore delle competenze
Secondo Luigi Tomassini, presidente dell’associazione, la solidarietà da sola non basta.
Anche le organizzazioni non profit hanno infatti bisogno di strutture solide, processi efficienti e capacità di pianificazione per crescere e generare un impatto duraturo.
È quello che oggi viene definito capacity building: un insieme di competenze che permette alle organizzazioni di diventare più forti, sostenibili e preparate ad affrontare le sfide del futuro.
Il modello del “fratello saggio”
L’approccio promosso da ManagerNoProfit si distingue dai tradizionali modelli di consulenza.
I manager non intervengono come esperti esterni chiamati a fornire soluzioni preconfezionate, ma affiancano le organizzazioni in un percorso costruito sull’ascolto e sulla collaborazione.
Per ogni progetto operano team composti da almeno due volontari, con l’obiettivo di condividere competenze e accompagnare le realtà coinvolte nella ricerca delle soluzioni più adatte alle proprie esigenze.
Un modello che l’associazione definisce quello del “fratello saggio”: una presenza discreta ma concreta, capace di sostenere il cambiamento senza sostituirsi alle persone che operano quotidianamente sul territorio.
Le sfide del Terzo settore
Le richieste che arrivano dalle organizzazioni riguardano soprattutto alcune aree strategiche.
Tra queste figurano la gestione amministrativa e fiscale, il controllo di gestione, la trasparenza dei bilanci e il coordinamento delle risorse umane.
Grande attenzione viene riservata anche al fundraising e alla digitalizzazione dei processi, strumenti sempre più importanti per garantire continuità e sostenibilità alle attività sociali.
Costruire alleanze per il futuro
La crescita del Terzo settore è stata favorita negli ultimi anni anche dalla riforma che ha contribuito a rendere queste realtà più riconoscibili e strutturate.
Secondo ManagerNoProfit, però, la vera sfida dei prossimi anni sarà costruire collaborazioni sempre più solide tra imprese, istituzioni e cittadini.
Un obiettivo che passa anche attraverso il volontariato manageriale, considerato una leva capace di favorire innovazione, trasferimento di competenze e sviluppo organizzativo.
Quando profit e no profit si incontrano
Grazie alla collaborazione con i Centri di Servizio per il Volontariato e al lavoro svolto sul territorio, ManagerNoProfit continua a dimostrare che il mondo delle imprese e quello del sociale non sono realtà separate.
Al contrario, possono dialogare, collaborare e crescere insieme.
Dieci anni dopo la sua nascita, l’associazione rappresenta la prova concreta di come esperienza professionale e impegno civico possano trasformarsi in un valore condiviso, capace di generare un impatto sociale misurabile e duraturo.
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