Nonostante qualche problema di salute, il cantautore e scrittore non si ferma: domani l’atteso concerto al Dal Verme, poi il Brancaccio. Il legame eterno con la sua Milano e le riflessioni sul tempo contenute nell’ultimo romanzo.
MILANO – Un’età in cui “succede che a volte il fisico richieda una pausa”. Roberto Vecchioni fotografa così, con la consueta e lucida sincerità, gli alti e bassi di una salute da ottantatreenne che, proprio venerdì scorso, lo ha costretto ad annullare l’esibizione prevista a Salerno. Ma il “bandolero” della canzone d’autore italiana è stanco soltanto nel corpo, non certo nello spirito. Il Professore è pronto a riprendersi il palco: confermati i concerti di domani al Teatro Dal Verme di Milano e di mercoledì al Brancaccio di Roma.
C’è inevitabilmente un velo d’incertezza che fluttua sul calendario, ma l’intenzione di tornare davanti al pubblico di casa è ferrea. Quella di domani a Milano sarà una serata speciale: il recupero della data del tour “Tra il silenzio e il tuono” saltata lo scorso marzo. Un appuntamento imperdibile per i suoi fan, che Vecchioni affronta con la consapevolezza di chi sa che “quei dolori che sul piatto della bilancia sono più delle gioie… ma pesano meno”. A fargli guardare il futuro con gli occhi del ragazzo di un tempo sono gli affetti più cari – la famiglia, i nipoti – ma anche un’attività artistica che non accenna a spegnersi.
E poi c’è lei, Milano. La sua città, descritta non come un luogo “girevole” che cambia a seconda delle convenienze, ma come una realtà granitica, capace di rimanere profondamente sé stessa. “Era così già prima della costruzione dei grattacieli o del recupero dei Navigli”, racconta il cantautore, svelandone il lato più intimo: “È una città verdissima, basta pensare che una casa su tre ha il giardino interno, ma si capisce solo dall’alto. E questa sua capacità di essere granitica davanti ai cambiamenti me la fa amare, sempre”.
Questa stessa urgenza di esplorare la vita e le sue geometrie si ritrova in “Tra il silenzio e il tuono”, il suo ultimo romanzo epistolare. Un’opera nata per dare voce a una stagione dell’esistenza che spinge a guardare il mondo con occhi nuovi, a caccia di quella “ombra sfuggente della verità”. Perché per il Professore la felicità non è mai stata la quadratura del cerchio, bensì la geometria stessa dell’essere. E domani, a Milano, quella geometria tornerà a farsi musica.




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