“La notte porta consiglio” non è solo un luogo comune. Secondo alcuni studi condotti negli ultimi anni nel campo delle scienze del sonno, “dormirci su” quando non si riesce a trovare la soluzione a un problema, aiuterebbe l’immaginazione e favorirebbe l’ingegno. Unica condizione: essere svegliati non appena ci si assopisce.
Dormire porta consiglio?
Diversi studi condotti negli ultimi anni nel campo delle scienze del sonno, tra cui la neurologia e la psicologia, hanno confermato che alcune intuizioni possono prendere spunto dai sogni. In particolare, nel 2021 un gruppo di ricerca dell’Università della Sorbona e del Paris Brain Institute ha reclutato 103 persone per condurre un esperimento e verificare l’ipotesi che interrompere il sonno nel momento in cui sopraggiunge favorisca l’ingegno. I risultati furono pubblicati in uno studio sulla rivista Science Advances.
A ciascun partecipante fu chiesto di svolgere diversi esercizi di matematica accomunati da un’unica regola segreta che avrebbe consentito la loro veloce risoluzione; coloro che non riuscivano a trovare la chiave furono invitati a provare a fare un pisolino su una poltrona in un’altra stanza, buia, chiudendo gli occhi per una ventina di minuti e reggendo in mano una bottiglia di plastica, mentre le ricercatrici e i ricercatori registravano l’attività cerebrale tramite elettroencefalografia. Coloro che si erano assopiti e che, lasciando cadere la bottiglia, si erano svegliati all’improvviso, fu chiesto di riferire ad alta voce cosa stesse sognando al momento dell’interruzione del sonno. Dopodiché tutti i partecipanti, anche chi non si era addormentato, sarebbero tornate nella prima stanza a riprendere gli esercizi. L’83% delle persone che si erano appisolate poco prima, indipendentemente dal contenuto del sogno, scoprivano la regola nascosta.
Confrontando le elettroencefalografie il gruppo di ricerca scoprì che il pisolino aveva avuto un effetto positivo in tutti i casi, anche tra le persone che avevano trascorso appena 15 secondi nella prima fase del sonno per poi essere svegliate dal suono della bottiglia caduta. Il pisolino non aveva invece sortito lo stesso effetto benefico sull’ingegno tra le persone che avevano dormito a lungo, ben oltre la prima fase del sonno, che è detta N1 o ipnagogia (lo stato di coscienza tipico della transizione dalla veglia al sonno, quello detto anche “dormiveglia”).
Esempi celebri
La storia delle invenzioni è costellata di racconti più o meno documentati di scoperte e creazioni – dalla macchina da cucire a Yesterday dei Beatles e molte altre – rese possibili da spunti arrivati in sogno. Si racconta che Thomas Edison, probabilmente il più famoso inventore e titolare di invenzioni contese della storia, dormisse poco ma avesse l’abitudine dei pisolini diurni. In quei casi si addormentava stringendo una pallina di metallo in mano, in modo da essere svegliato dal rumore della pallina che sarebbe caduta sul pavimento non appena lui avesse perso la presa. Quel breve pisolino era un modo per stimolare la creatività, a suo dire, e non era l’unico a pensarlo: anche il pittore surrealista Salvador Dalí usava una tecnica simile, reggendo una pesante chiave di metallo anziché una pallina.
Il legame sonno-creatività
Nel 2023 un altro gruppo di ricerca, composto da studiosi del MIT e della Harvard Medical School, verificò l’ipotesi che non solo il pisolino ma anche il suggerimento di un particolare contenuto visivo durante il sonno potessero influenzare la creatività nella narrazione di quel contenuto. Per condurre l’esperimento sviluppò e utilizzò un dispositivo chiamato Dormio, composto da un guanto che misura tre parametri fisiologici associati al sonno (variazioni nel tono muscolare, nella frequenza cardiaca e nell’attività elettrodermica) e li trasmette a un’app su smartphone o computer; in particolare quando il dispositivo rileva le fasi del sonno e quando la persona che lo indossa entra nella fase ipnagogica riproduce un audio che suggerisce un argomento specifico.
Per condurre l’esperimento sono state reclutate 49 persone, a una parte delle quali fu chiesto di fare un pisolino di 45 minuti, durante il quale il dispositivo riprodusse la parola «albero». Dopo il risveglio a ciascuno fu chiesto di riferire il contenuto dei sogni fatti, ma anche di scrivere una storiella che includesse la parola “albero”.
I risultati dello studio, pubblicato su Scientific Reports, hanno rivelato che le persone che avevano ascoltato il messaggio audio durante la fase ipnagogica si dimostravano più creative rispetto alle altre persone: i loro racconti dimostravano una ricchezza semantica maggiore del 43% rispetto alle persone che avevano fatto un pisolino ma senza ricevere il suggerimento, e del 78 % rispetto a quelle rimaste sveglie. Inoltre, nel gruppo di persone a cui era stato suggerito di sognare alberi, le più creative furono proprio quelle che avevano effettivamente sognato alberi.
Altri studi ancora più recenti hanno rafforzato in generale la convinzione abbastanza comune che il sonno in sé, e non solo la fase ipnagogica, abbia un effetto positivo sulla capacità di riflettere più lucidamente, indipendentemente dall’eventuale pertinenza del sogno rispetto alle decisioni da prendere. Per questo motivo quando non si sa come risolvere una situazione, può essere vantaggioso prendere tempo, lasciar trascorrere la notte, e rivalutare la questione il giorno seguente.




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